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multitaskingSarà capitato a molti di vedere all’opera un collega multitasker, impegnato in mille attività diverse contemporaneamente: telefonate, mail, skype chat, youtube, documenti… L’impressione che queste persone danno è di essere estremamente efficienti e produttive, come se seguire cinque attività contemporaneamente significasse essere cinque volte più produttivo, ed è facile lasciarsi condizionare e provare invidia.

Ma oltre allo spirito di emulazione, e al desiderio di diventare più produttivi, esiste anche una spinta emotiva al multitasking, come ha evidenziato con la sua ricerca la dottoressa Zheng Wang, assistant professor of communication alla Ohio State University:

Circola il mito fra le persone che il multitasking li renda più produttive. Non sono più produttive, si sentono solo più gratificate emotivamente dal loro lavoro.

Inoltre, proprio l’aspetto emotivo del multitasking fa sì che chi ne fa uso oggi sia spinto a ripetere l’esperienza in futuro, creando una specie di dipendenza da cui è sempre più difficile uscire.

Il professor Clifford Nass della Stanford University ha condotto uno studio sulle differenze tra le performance di chi pratica il multitasking e di chi non lo fa, e i risultati sono ancora più netti:

Eravamo assolutamente sconvolti, abbiamo perso tutte le nostre scommesse. E’ emerso che i multitasker sono terribili esecutori in ogni aspetto; sono terribili nel riconoscere le informazioni irrilevanti; sono terribili nel mantenere nella loro testa le informazioni in modo chiaro e preciso; sono terribili nel passare da un task all’altro.

La perdita di produttività, spiega il professore, è dovuta essenzialmente al costo, in termini di energie e tempo, richiesto per passare continuamente da un task all’altro: a farne le spese, quindi, non è solo la nostra performance ma anche la nostra capacità di mantenere alti livelli di energia a lungo.

Nella mia esperienza personale, nonostante la consapevolezza dell’inutilità del multitasking, ho trovato spesso molto difficile opporre resistenza alla momentanea (e inconscia) gratificazione che ne deriva. Dopo aver scoperto l’aspetto emotivo legato a questa pratica, ho formulato una tecnica che spesso funziona.

  • non appena ti accorgi di essere “ricaduto nella tentazione”, ti fermi un istante e fai una pausa di qualche secondo;
  • cerchi di riconoscere consciamente la gratificazione che stavi provando;
  • ti concentri brevemente sullo scopo dietro ad ognuno dei task che stai seguendo. Tipicamente si tratta di alcuni task di poca rilevanza, e di uno o al massimo due importanti, principalmente per il significato che hanno per te e la tua vita;
  • per questi cerchi di ricordare il più vividamente possibile il risultato ultimo che ti permetteranno di raggiungere, e richiami le emozioni che questo ti regalerà;
  • a quel punto diventa facile scegliere di abbandonare il multitasking e di concentrarti su una delle attività più importanti, perché puoi sostituire alla gratificazione temporanea del multitasking una emozione più significativa per te.

Il risultato è la capacità di eliminare le distrazioni, e di concentrarsi profondamente sull’attività scelta, riuscendo così ad utilizzare tutte le proprie risorse ed energie per indirizzarle verso un solo scopo; in questo stato di trance è normale perdere la concezione del tempo e dedicare all’attività più di quanto si era programmato, per poi scoprire che la qualità finale del risultato supera le aspettative.